Via libera al Decreto lavoro

Via libera del Consiglio dei ministri al c.d. “Decreto lavoro” recante misure urgenti per la promozione dell’occupazione e in materia di Iva.

In particolare, al fine di promuovere forme di occupazione stabile di giovani fino a 29 anni di età, è istituito, in via sperimentale, un incentivo per i datori di lavoro che assumano, con contratto di lavoro a tempo indeterminato, lavoratori che siano privi di impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi, ovvero siano privi di un diploma di scuola media superiore o professionale, o vivano soli con una o più persone a carico.
Il provvedimento prevede altresì misure di carattere straordinario e temporaneo altresì per fronteggiare la grave situazione occupazionale che coinvolge, in particolare, i soggetti giovani fino a 29 anni di età e i soggetti con più di cinquant’anni di età, disoccupati da oltre dodici mesi, anche al fine di cogliere le opportunità di lavoro, su tutto il territorio nazionale.

Misure agevolative nel Mezzogiorno per l’autoimpiego e l’autoimprenditorialità nonché per la promozione di borse di tirocinio formativo a favore di giovani che non lavorano, non studiano e non partecipano ad attività di formazione.
Prevista, inoltre, l’istituzione di un’apposita struttura di missione per l’attuazione della cosiddetta “Garanzia per i giovani” e la ricollocazione dei lavoratori beneficiari di interventi di integrazione salariale relativi, in particolare, al sistema degli ammortizzatori sociali cosiddetti “in deroga”. Tale struttura definisce, in particolare, le linee-guida nazionali per la programmazione degli interventi di politica attiva mirati alle finalità suddette e promuove la stipula di convenzioni e accordi con istituzioni pubbliche, enti e associazioni privati per implementare e rafforzare, in una logica sinergica ed integrata, le diverse azioni.
Modifiche alla Riforma Fornero, con particolare riferimento alla disciplina del contratto a termine, intermittente e in materia di AspI.
Rinviato, infine, l’aumento dell’Iva di tre mesi. Dal primo luglio, infatti, l’aliquota ordinaria del 21% sarebbe dovuta salire di un punto percentuale.