Licenziamento per soppressione del posto: sufficiente la prova dell’effettivo riassetto organizzativo

Ai fini della legittimità del licenziamento per andamento economico negativo dell’azienda, è sufficiente provare che le ragioni inerenti all’attività produttiva ed all’organizzazione del lavoro, comprese quelle dirette ad una migliore efficienza gestionale ovvero ad un incremento della redditività, determinino un effettivo mutamento dell’assetto organizzativo attraverso la soppressione di un’individuata posizione lavorativa.

Un Tribunale di prime cure rigettava la domanda di un lavoratore al fine di ottenere la declaratoria di nullità e/o inefficacia e/o l’illegittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo intimatogli. Nello specifico, il Giudice riteneva sussistente l’assunto del datore di lavoro convenuto, secondo cui le modifiche della normativa giapponese in materia di controlli dei prodotti aveva comportato una drastica e pressoché totale contrazione, qualitativa e quantitativa, dell’attività di controllo dell’ufficio cui era destinato il lavoratore, a seguito della quale la sua posizione lavorativa era stata soppressa. Con riferimento all’obbligo di “repechage”, il Giudice osservava che il ricorrente non aveva indicato posizioni vacanti cui avrebbe potuto essere utilmente addetto. Successivamente, anche la Corte d’Appello territoriale adita respingeva il reclamo. Così, il lavoratore ricorre in Cassazione lamentando una erronea ripartizione agli oneri di allegazione e prova.
Secondo la Suprema Corte il ricorso è infondato. Secondo il consolidato orientamento di Cassazione, ai fini della legittimità del licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo, seppure l’andamento economico negativo dell’azienda non costituisce un presupposto fattuale che il datore di lavoro debba necessariamente provare, è piuttosto sufficiente che le ragioni inerenti all’attività produttiva ed all’organizzazione del lavoro, comprese quelle dirette ad una migliore efficienza gestionale ovvero ad un incremento della redditività, determinino un effettivo mutamento dell’assetto organizzativo attraverso la soppressione di un’individuata posizione lavorativa. E’ dunque in sostanza sufficiente, per la legittimità del recesso, che le addotte ragioni inerenti all’attività produttiva ed all’organizzazione del lavoro, comprese quelle dirette ad una migliore efficienza gestionale ovvero ad un incremento della redditività, causalmente determinino un effettivo mutamento dell’assetto organizzativo attraverso la soppressione di una individuata posizione lavorativa, non essendo la scelta imprenditoriale che abbia comportato la soppressione del posto di lavoro sindacabile nei suoi profili di congruità ed opportunità.