INPS, il corretto iter concessorio per le domande di CIGO ed assegno FIS


Con circolare n. 47 del 28 marzo 2020, l’Inps fornisce i primi indirizzi applicativi delle misure straordinarie introdotte dal D.L. n. 18/2020, unitamente alle istruzioni sulla corretta gestione dell’iter concessorio relativo ai trattamenti previsti, anche con riferimento alle deroghe alle vigenti norme che disciplinano l’accesso agli ordinari strumenti di tutela in costanza di rapporto di lavoro.


Con riferimento alle procedura di richiesta della Cassa integrazione salariale ordinaria e assegno ordinario a carico del FIS, la dispensa dall’osservanza dell’articolo 14 del D.Lgs. n. 148/2015, comporta che le aziende non sono tenute all’adempimento di cui al comma 6 del medesimo articolo. Pertanto, all’atto della presentazione della domanda di concessione dell’integrazione salariale ordinaria e dell’assegno ordinario, non deve essere data comunicazione all’INPS dell’esecuzione degli adempimenti di informazione sindacale, consultazione ed esame congiunto, che tuttavia comunque devono essere svolti, anche in via telematica, entro i tre giorni successivi a quello della informativa o comunicazione preventiva.
Come da prassi in uso (Inps, messaggio n. 3777/2019), l’eventuale presenza di ferie pregresse non è ostativa all’eventuale accoglimento dell’istanza di CIGO o assegno ordinario, sicchè non occorre chiedere all’azienda i dati sulle ferie ancora da fruire dai lavoratori interessati dalla richiesta di integrazione salariale e che, per tale ragione, nella domanda di CIGO non è più presente il campo nel quale veniva fornito tale elemento informativo. Altresì, come di consueto, in caso di malattia il trattamento di integrazione salariale sostituisce l’indennità giornaliera di malattia, nonché la eventuale integrazione contrattualmente prevista (art. 3, co. 7, D.Lgs n. 148/2015).
Per le aziende che hanno unità produttive situate nei Comuni di cui all’Allegato 1 del D.P.C.M. 1° marzo 2020, nonché per le imprese collocate al di fuori dei predetti Comuni, ma con lavoratori residenti o domiciliati nei Comuni medesimi, il trattamento ordinario di integrazione salariale e assegno ordinario con causale “COVID-19 nazionale”, (art.19, D.L. n. 18/2020), eventualmente richiesto, si aggiunge ai trattamenti richiesti utilizzando la causale “Emergenza COVID-19 d.l. 9/2020” (art. 13, D.L. n. 9/2020). Pertanto, è possibile per le predette aziende richiedere l’integrazione salariale ordinaria e l’assegno ordinario per 13 settimane, con causale “Emergenza COVID-19 d.l. 9/2020” e, per ulteriori 9 settimane, con causale “COVID-19 nazionale”. Se i periodi delle due domande con distinte causali sono coincidenti, è necessario che i lavoratori interessati dagli interventi siano differenti, mentre se i periodi richiesti non si sovrappongono i lavoratori possono essere gli stessi.
Le domande di Cassa integrazione ordinaria ed assegno ordinario, presentate erroneamente con causale “Emergenza COVID-19 d.l. 9/2020” da aziende non rientranti nel campo di applicazione del D.L. n. 9/2020, sono convertite d’ufficio in domande con causale “COVID-19 nazionale”, purché il periodo richiesto decorra dal 23 febbraio 2020 o da data successiva al 23 febbraio 2020 e per una durata complessiva comunque non superiore a 9 settimane.
Quanto allo stanziamento di risorse finanziarie pari a 1.347,2 milioni di euro per l’anno 2020, è riconosciuto a carico dello Stato per le prestazioni di sostegno al reddito e la relativa contribuzione figurativa o correlata che non sarebbero state autorizzate nell’ordinario regime previsto dal D.Lgs n. 148/2015, ad esempio, con riferimento al superamento dei limiti di fruizione della CIGO/assegno ordinario o alla diversa platea dell’assegno ordinario del FIS, per quel che riguarda i datori di lavoro iscritti che occupano mediamente più di 5 dipendenti, nonché con riferimento al superamento dei limiti finanziari posti dai rispettivi regolamenti per le aziende iscritte ai Fondi di solidarietà bilaterali contrattuali (art. 26, D.Lgs. n. 148/2015). Per le prestazioni di sostegno al reddito in esame che rientrano nel regime ordinario, infatti, la copertura degli oneri è assicurata a carico delle rispettive gestioni finanziarie.
Per le imprese che alla data del 23 febbraio 2020 hanno in corso un trattamento di integrazione salariale straordinario (ad esempio, per contratto di solidarietà o per riorganizzazione) e che devono sospendere il programma di CIGS a causa dell’interruzione dell’attività produttiva per effetto dell’emergenza epidemiologica in atto, sussiste la possibilità di accedere al trattamento di integrazione salariale ordinario con causale “COVID-19 nazionale – sospensione CIGS”, purchè dette aziende rientrino, per settore di appartenenza, anche nella disciplina delle integrazioni salariali ordinarie (art. 10, D.Lgs. n. 148/15). In mancanza, le aziende possono presentare domanda di cassa integrazione in deroga. Su specifica indicazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, l’azienda deve presentare al Ministero stesso apposita richiesta di sospensione del trattamento di CIGS in corso, nel canale di comunicazione attivo nella piattaforma CIGS online del Ministero. Tuttavia, sono considerate validamente presentate anche le richieste inoltrate all’indirizzo di posta elettronica ordinaria (PEO) dgammortizzatorisocialidiv4@lavoro.gov.it o di posta elettronica certificata (PEC) dgammortizzatorisociali.div4@pec.lavoro.gov.it della Divisione IV della Direzione generale degli ammortizzatori sociali e formazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. La predetta Direzione generale adotta un unico decreto direttoriale che, senza soluzione di continuità, dispone sia la sospensione del trattamento CIGS in corso, considerando tali quelli perfezionati o attivati dopo la data del 23 febbraio 2020 fino alla data del 28 marzo 2020, indicando la data di decorrenza di detta sospensione, corrispondente al numero di settimane di CIGO che l’azienda ha chiesto con causale “COVID-19 nazionale-sospensione CIGS”, e la riassunzione del provvedimento sospeso con la nuova data finale del trattamento CIGS. Al termine della CIGO, l’azienda può chiedere all’INPS, tramite l’invio del modello telematico “SR40”, una nuova autorizzazione sul secondo decreto per completare il programma di CIGS sino alla nuova data di scadenza.
Riguardo la disciplina dell’assegno ordinario del Fondo di integrazione salariale (FIS), durante il periodo di percezione dell’assegno ordinario non è erogata la prestazione accessoria degli assegni al nucleo familiare.