Il giudice tributario si attiene all’esame dei vizi d’invalidità dedotti in ricorso


14 SETT 2018 Nel processo tributario il giudice deve attenersi all’esame dei vizi d’invalidità dedotti in ricorso, il cui ambito può essere modificato solo con la presentazione di motivi aggiunti, ammissibile esclusivamente in caso di “deposito di documenti non conosciuti ad opera delle altre parti o per ordine della commissione” (CORTE DI CASSAZIONE – Sez. VI civ. – Ordinanza 12 settembre 2018, n. 22223).

Con sentenza, non notificata, la CTR della Puglia dichiarò inammissibili gli appelli proposti dall’Agenzia delle Entrate nei confronti della contribuente avverso le sentenze di primo grado della CTP di Lecce che avevano accolto i ricorsi della contribuente avverso avvisi di accertamento relativi agli anni 2004, 2005 e 2006, con i quali l’Ufficio, accertata l’omessa contabilizzazione di maggiori ricavi, recuperava a tassazione le maggiori imposte dovute per IRPEF e addizionale regionale, IRES ed IVA. Avverso la pronuncia della CTR l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione, affidato ad un solo motivo, ritenendo che la sentenza impugnata ha ritenuto inammissibili gli appelli proposti dall’Ufficio avverso le sentenze di primo grado sul presupposto, erroneo, che non avessero colto la ratio decidendi di ciascuna delle decisioni impugnate.
Per la Suprema Corte il motivo è manifestamente fondato, essendo il thema decidendum nel giudizio tributario, avente struttura impugnatoria, delimitato dalle ragioni addotte dal contribuente per contrastare la pretesa dell’Amministrazione finanziaria, a ciò conseguendo che il giudice deve attenersi all’esame dei vizi d’invalidità dedotti in ricorso, il cui ambito può essere modificato solo con la presentazione di motivi aggiunti, ammissibile esclusivamente in caso di “deposito di documenti non conosciuti ad opera delle altre parti o per ordine della commissione”.
Nella fattispecie in esame l’Amministrazione ricorrente ha riportato, in ossequio al principio di autosufficienza, i motivi addotti a sostegno di ciascun ricorso della contribuente in primo grado, il contenuto delle decisioni rese dalla CTP ed impugnate con gli atti di appello di analogo contenuto, come di seguito riuniti, ed infine i ricorsi in appello.
L’avere in detti ultimi atti l’Amministrazione evidenziato anche nel merito che i processi verbali della Guardia di Finanza di constatazione erano due, il primo, in effetti più che pvc, segnalazione emessa dalla Guardia di Finanza di Palermo in conseguenza di verifica presso soggetto terzo cliente della contribuente, allegata all’avviso di accertamento relativo all’anno 2004, l’altro della Guardia di Finanza di Gallipoli a seguito di verifica presso la ditta della contribuente stessa e che quest’ultimo era regolarmente sottoscritto dalla contribuente stessa, indica un quid pluris rispetto alla censura propria dell’unica ratio decidendi di ciascuna decisione di primo grado, costituita dal rilievo del difetto di sottoscrizione da parte della contribuente del processo verbale di constatazione, sebbene le sentenze di primo grado medesime avessero dato atto che siffatta doglianza era stata formulata dalla contribuente solo all’udienza di discussione, per ciascun giudizio, del 25.10.2011. Il ricorso va pertanto accolto.