Finanziamento soci: interessi presunti, la ritenuta è dovuta

Con Ordinanza n. 3819 del 16 febbraio 2018, la Corte di Cassazione ha affermato il principio secondo il quale, salvo prova contraria, il finanziamento fatto dai soci alla società si presume fruttifero, ossia produttivo di interessi in favore dei soci. Pertanto la società è tenuta ad operare la ritenuta d’acconto a prescindere dall’effettivo pagamento degli interessi.


FATTO


In seguito ad accertamento nei confronti di una società a responsabilità, l’Agenzia delle Entrate ha contestato, tra l’altro, la mancata applicazione, e quindi il mancato versamento, della ritenuta su interessi presuntivamente corrisposti ai soci in relazione al finanziamento fatto alla medesima società.
Su ricorso della società, con riferimento all’obbligo di ritenuta sugli interessi, i giudici tributari hanno dichiarato l’illegittimità della pretesa del Fisco, rilevando che non che non v’era prova che i finanziamenti dei soci fossero fruttiferi.
La Corte di Cassazione, interpellata dall’Agenzia delle Entrate, ha riformato la decisione dei giudici tributari, affermando la legittimazione del Fisco a recuperare la ritenuta d’acconto sugli interessi.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE


I giudici della Suprema Corte hanno affermato che in tema d’imposta sul reddito delle società, la dimostrazione della mancata percezione degli interessi attivi su somme date a mutuo incombe sul contribuente, in considerazione di due fattori fondamentali:
– il carattere normalmente oneroso del contratto di mutuo, stabilito dal codice civile;
– la presunzione di percezione degli interessi per capitali dati a mutuo sancita dal TUIR, salvo prova contraria.


Riguardo all’onerosità del mutuo, il codice civile stabilisce (art. 1815 c.c.) espressamente che “salvo diversa volontà delle parti, il mutuatario deve corrispondere gli interessi al mutuante”.
La norma del TUIR (art. 45, co. 2 del D.P.R. n. 917/86), stabilisce poi che “per i capitali dati a mutuo gli interessi, salvo prova contraria, si presumono percepiti alle scadenze e nella misura pattuite per iscritto. Se le scadenze non sono stabilite per iscritto gli interessi si presumono percepiti nell’ammontare maturato nel periodo di imposta. Se la misura non è determinata per iscritto gli interessi si computano al saggio legale”.


Sulla base delle disposizioni descritte, dunque, la Corte di Cassazione ha affermato che nell’ipotesi in cui una società di capitali riceve somme di denaro a titolo di mutuo dai propri soci, ha l’obbligo di effettuare la ritenuta d’acconto sugli interessi corrispettivi dovuti ai soci mutuanti in conseguenza del finanziamento, non solo nel caso in cui la corresponsione dei suddetti interessi sia effettivamente avvenuta, ma anche in considerazione della presunzione stabilita del TUIR.