Enti pubblici e lavoratori dello spettacolo: obblighi contributivi limitati a IVS e NASpI


L’Inps, con circolare n. 98 del 28 giugno 2019, effettua una complessiva ricognizione dell’assetto degli obblighi contributivi derivanti dai rapporti di lavoro instaurati da enti pubblici (art. 1, co. 2, D.Lgs. n. 165/2001), con soggetti appartenenti alle categorie professionali da iscrivere al Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo.


Come noto, l’obbligo assicurativo presso il Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo (FPLS) insorge per effetto del mero svolgimento di una delle attività artistiche, tecniche o amministrative analiticamente riportate nell’elenco tassativo di cui all’art. 3 del D.Lgs. C.P.S. n. 708/1947 (artisti lirici, attori di prosa, registi, sceneggiatori, maestranze teatrali, etc.), adeguato con il D.M. n. 17445 del 15 marzo 2005, prescindendosi dagli ulteriori tratti distintivi del datore di lavoro (natura imprenditoriale, forma pubblica o privata, etc.). Ai fini dell’iscrizione presso l’assicurazione IVS dei lavoratori dello spettacolo e del conseguente l’obbligo del soggetto che ne utilizza le prestazioni (sia in regime di subordinazione che in regime di autonomia) al versamento della relativa contribuzione, è sufficiente l’appartenenza dei medesimi lavoratori ad una delle previste categorie professionali (Corte di Cassazione, sentenza n. 12824/2002). Orbene, in tale ottica, anche le Amministrazioni Pubbliche (art. 1, co. 2, D.Lgs n. 165/2001), qualora nello svolgimento della loro attività si avvalgano di soggetti appartenenti alle predette qualifiche professionali, hanno l’obbligo di versare la contribuzione dovuta ai fini IVS al FPLS.
Per quanto concerne malattia e maternità, per la generalità dei lavoratori dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni, durante l’evento viene corrisposto dal datore di lavoro il trattamento economico fondamentale (in caso di malattia) (art. 71, D.L. n. 112/2008), nonché il trattamento economico previsto dalle disposizioni normative e contrattuali (per la maternità) (art. 2, co. 2, e art. 57, D.Lgs n. 151/2001), con conseguente esonero dall’obbligo contributivo relativo alle assicurazioni economiche di malattia e di maternità per i lavoratori dello spettacolo con rapporto di lavoro subordinato, sia a tempo determinato che indeterminato, diversamente da quanto previsto per la generalità delle imprese dello spettacolo. Viceversa, per i rapporti di rapporto autonomo instaurati tra enti pubblici e lavoratori rientranti nelle predette categorie, non potendosi applicare le norme previste per il pubblico impiego vale la disciplina prevista nel settore dello spettacolo, per cui in favore degli “iscritti” al FPLS l’assicurazione economica di malattia opera in regime sostitutivo dell’assicurazione generale. In sostanza, i lavoratori autonomi dello spettacolo beneficiano della tutela assicurativa della malattia e della maternità, con conseguente obbligo contributivo a carico del datore di lavoro sia privato che pubblico.
Secondo la disciplina che regola l’assicurazione contro la disoccupazione NaSPI, in considerazione della natura giuridica pubblica del datore di lavoro, la tutela assicurativa opera unicamente in favore del personale dipendente a tempo determinato (art. 2, co. 2, L. n. 92/2012). Pertanto, solo per tali lavoratori (subordinati a tempo determinato) è dovuto dal datore di lavoro pubblico il contributo ordinario NASpI, mentre in assoluto non è dovuto il contributo addizionale, operando nella fattispecie una espressa esclusione (art. 2, co. 29, lett. d), L. n. 92/2012).
Con riguardo agli assegni per il nucleo familiare, gli enti pubblici, nonché le Provincie e i Comuni, sono esonerati dall’applicazione della normativa della cassa unica assegni familiari quando per legge, regolamento o atto amministrativo corrispondano al personale dipendente un trattamento per carichi di famiglia non inferiore a quello dalla disciplina vigente in materia di ANF (art. 79, D.P.R. n. 797/1955).
Per la disciplina relativa al Fondo di Tesoreria Inps (art. 1, commi 755 e ss., L. n. 296/2006), essa trova applicazione solo nei confronti dei lavoratori dipendenti del settore privato; ne consegue l’esclusione dal relativo obbligo contributivo per i dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni, salvo che i rapporti di lavoro degli enti pubblici siano costituiti e regolamentati dal diritto comune, da cui deriva l’applicazione ai lavoratori della normativa sul TFR (art. 2120 c.c.), i medesimi vengono inclusi nel campo di applicazione della disciplina sempreché sussistano gli ulteriori requisiti previsti dalle norme istitutive del Fondo di Tesoreria (ad esempio, il limite dimensionale nell’organico).
In relazione alla contribuzione presso il Fondo di garanzia (art. 2, L. n. 297/1982), la natura di ente pubblico esclude, da un lato, la qualifica imprenditoriale dell’ente medesimo e, dall’altro, l’assoggettabilità alle disposizioni di cui alla Legge Fallimentare (R.D. n. 276/1942; D.Lgs n. 14/2019). Non sussistono, pertanto, i requisiti necessari per ritenere operante la tutela relativa all’intervento del Fondo di garanzia per il trattamento di fine rapporto, ancorché possa essere applicata ai lavoratori dipendenti degli enti pubblici la disciplina sul TFR (Inps, circolare n. 122/1993).
Infine, sulla base della natura giuridica pubblica, le Pubbliche Amministrazioni sono soggetti datoriali a cui non si applica la normativa relativa al fondo di integrazione salariale e, pertanto, non sussistono i relativi obblighi contributivi.
Premesso quanto sopra, è stata quindi disposta una classificazione uniforme dei datori di lavoro in argomento, con l’istituzione del nuovo codice statistico contributivo “1.18.10”, che va associato al codice ATECO 2007 “90.04.00”. Tale variazione di inquadramento avverrà d’ufficio e produrrà effetti, nel rispetto del principio della non retroattività, a decorrere dal periodo di paga giugno 2019.