Imprese del settore agricolo, CISOA o cassa integrazione in deroga per gestire l’emergenza

Le imprese del settore agricolo, nel caso di sospensione dell’attività lavorativa dovuta all’emergenza epidemiologica Covid-19, possono presentare istanza per la concessione del trattamento di CISOA, ordinariamente erogata per intemperie stagionali o per altre cause non imputabili al datore di lavoro o ai lavoratori, ovvero della cassa integrazione in deroga laddove l’azienda abbia già fatto ricorso alla CISOA, per altre causali, per il numero massimo annuale di giornate fruibili (Inps, circolare n. 47 del 28 marzo 2020

Per quanto riguarda il settore agricolo, essendo stata confermata la speciale normativa del settore, preesistente alla riforma di cui al D.Lgs. n. 148/2015, è possibile la concessione del trattamento di CISOA, ordinariamente erogata per intemperie stagionali o per altre cause non imputabili al datore di lavoro o ai lavoratori; in tale ultima previsione, rientra a pieno titolo la sospensione dell’attività lavorativa dovuta all’emergenza epidemiologica Covid-19 (art. 8, L. n. 457/1972). Per motivare le richieste dovute alla situazione emergenziale, è istituita la causale denominata “COVID-19 CISOA”. Qualora l’azienda abbia già fatto ricorso, per altre causali, al numero massimo annuale di giornate fruibili, è possibile chiedere la tutela della cassa integrazione in deroga, secondo gli accordi assunti e gli stanziamenti disponibili a livello regionale o di provincia autonoma.
Nello specifico, rientrano nel campo di applicazione CISOA:
– le aziende esercenti attività, anche in forma associata, di natura agricola e cioè che esercitano un’attività diretta alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, all’allevamento degli animali e attività connesse, ovvero quelle dirette alla trasformazione e all’alienazione dei prodotti agricoli, quando rientrano nel normale esercizio dell’agricoltura;
– le amministrazioni pubbliche che gestiscono aziende agricole o eseguono lavori di forestazione, limitatamente al personale operaio con contratto di diritto privato;
– le imprese appaltatrici o concessionarie di lavori di forestazione;
– i consorzi di irrigazione e di miglioramento fondiario, nonché i consorzi di bonifica, di sistemazione montana e di rimboschimento relativamente alle attività di manutenzione degli impianti irrigui, di scolo e somministrazione delle acque ad uso irriguo o per lavori di forestazione;
– le imprese che provvedono alla cura e protezione della fauna selvatica e all’esercizio controllato della caccia (guardiacaccia e guardiapesca);
– le imprese che provvedono alla raccolta dei prodotti agricoli limitatamente al personale addetto;
– le imprese che svolgono attività di acquacoltura, quando i redditi che ne derivano sono prevalenti rispetto a quelli di altre attività economiche non agricole svolte dallo stesso soggetto (L. 5 febbraio 1992, n. 102).
Sono, invece, escluse le cooperative agricole e loro consorzi che trasformano, manipolano e commercializzano i prodotti agricoli e zootecnici ricavati dall’attività propria o dei soci, di coltivazione, silvicoltura o allevamento degli animali, in quanto i dipendenti a tempo indeterminato fruiscono delle integrazioni salariali dell’industria.
Destinatari della prestazione sono:
– i lavoratori agricoli assunti con contratto a tempo indeterminato (quadri, impiegati e operai), nonché gli apprendisti, che abbiano effettuato almeno 181 giornate lavorative presso la stessa azienda;
– i soci di cooperative agricole che prestano attività retribuita come dipendenti e quindi inseriti negli elenchi nominativi dei lavoratori agricoli, con previsione dell’instaurazione con la cooperativa di un rapporto di lavoro con previsione di almeno 181 giornate lavorative annue retribuite.
La domanda di integrazione salariale con causale “COVID-19 CISOA” deve essere inoltrata all’Inps entro il quarto mese successivo all’inizio della sospensione dell’attività lavorativa. Acquisita la domanda, la Struttura Inps deve verificare che non sia stato superato dal lavoratore beneficiario il limite di 90 giornate di fruizione della CISOA nell’anno. La concessione della prestazione è di competenza della Commissione provinciale (art. 14, L. 8 agosto 1972, n. 457). Tenuto conto della peculiare situazione di emergenza in atto, che non consente le convocazioni, il Direttore di Sede trasmette in via telematica le domande compiutamente istruite a ciascuno dei componenti della Commissione provinciale, i quali possono formulare il proprio parere comunicandolo al Direttore stesso tramite posta elettronica, entro il termine perentorio di 20 giorni. Nel caso di decorso del termine di 20 giorni senza pronunciamento, il parere si intende favorevolmente reso.
Al contrario dei trattamenti concessi per intemperie stagionali nel settore agricolo, alle prestazioni di CISOA erogate con causale “COVID-19 CISOA” si applica il limite del massimale (art. 3, co. 5, e art. 18, co. 2, del D.lgs n. 148/2015).
In merito alle modalità di pagamento della prestazione, è sussistente per l’azienda la possibilità di anticipare le prestazioni e di conguagliare gli importi successivamente, ovvero di richiedere il pagamento diretto da parte dell’Inps, senza obbligo di produzione della documentazione comprovante le difficoltà finanziarie dell’impresa.